Una vita di lavoro nel Villaggio Italo-Svizzero di Rimini

Di Giovanni Sapucci

Adattamento del testo inserito in “Ciao Signorina!” ,il libro pubblicato nel 2020 dall’Associazione ex dipendenti enti pubblici di Riccione. Un bel libro scritto da Maddalena Piccari, con il quale espone la storia di un’epoca irripetibile attraverso il racconto di un’insegnante appassionata: dall’asilo, alla scuola materna, alla scuola dell’infanzia del Comune di Riccione dagli anni ’50 al 1989

Io ho avuto l’onore di dirigere per oltre 30 anni il Villaggio educativo CEIS di Rimini, fondato da Margherita Zoebeli nell’immediato secondo dopoguerra allo scopo di alleviare le immani sofferenze dei bambini orfani e in gravi difficoltà a causa delle devastazioni prodotte dalla II guerra mondiale.

L’inizio

Sono entrato in questo luogo speciale, in via Vezia 2 a Rimini, nell’ormai lontano 1966. Vi sono entrato all’età di 17 anni come operaio manutentore. Vi sono entrato con l’idea di restarci non più dei mesi estivi, ci sono rimasto tutta la vita.

Ricordo bene quella prima volta, era lunedì 6 giugno, una bella giornata di sole, per arrivarci, da casa mia nell’entroterra riminese, ho attraversato la città, certo meno caotica di oggi, ma entrando dal cancello mi è sembrato di entrare in un’altra dimensione rispetto al centro cittadino di Rimini: casette di legno, alberi, spazi di gioco, bambini che giocavano e si muovevano liberamente in giardino da soli o con l’aiuto delle insegnanti e delle educatrici. Insomma, un luogo difficile per me da immaginare prima di entrarci. Certo molto diverso dalle scuole che avevo conosciuto nella mia seppur breve carriera scolastica.

Un luogo speciale per dare una svolta

Un luogo diverso dove mi sono sentito accolto, un ambiente dove le relazioni erano connotate dall’attenzione per l’altro, dalla cura e dal rispetto delle regole, dalla capacità di ognuno di assumersi responsabilità verso la comunità.

All’inizio, lo confesso, ero disorientato, ma in breve tempo mi sono sentito a mio agio e dopo 6/7 anni ho deciso di riprendere gli studi, ho deciso di diventare insegnante. Una scelta a cui sono pervenuto soprattutto sotto la spinta del contesto in cui mi sono trovato a lavorare. Dopo il diploma di maturità magistrale, conseguito privatamente, mi sono iscritto all’Università di Urbino e, nel 1982, mi sono laureato in Sociologia con una tesi sulla comunità educativa del Ceis e la cooperazione educativa.

Un percorso formativo da lavoratore che mi ha consentito, dopo l’esperienza di operaio manutentore, di svolgere l’attività di educatore per circa 4 anni con bambini con disabilità grave integrati nelle classi della scuola elementare e poi, per 8 anni, educatore nella Comunità residenziale del Ceis “Casa dei ragazzi”.

Questo impegno è terminato quando il Consiglio di Amministrazione del Ceis mi ha chiesto di assumere la direzione del Villaggio dopo la prematura scomparsa nel 1986 del Direttore Gianfranco Iacobucci che aveva sostituito, nel 1978, Margherita Zoebeli.  

Il rapporto con Margherita Zoebeli

In questo mio percorso professionale, tutto all’interno del Villaggio, ho avuto la straordinaria opportunità di conoscere e collaborare con Margherita Zoebeli, prima nella sua funzione di direttrice poi in quella di supervisore scientifico, ruolo che ha mantenuto, in modo molto attivo e presente, fino alla sua morte, il 25 febbraio 1996.

Un rapporto non sempre facile, che, forse proprio per le difficoltà, mi ha aiutato a crescere e mi ha consentito di comprendere meglio e di amare il lavoro educativo come strumento per formare nuove generazioni di cittadini alla libertà e alla responsabilità. Per la formazione di cittadini capaci e desiderosi di costruire e far crescere una società libera, democratica, cooperante e solidale.

Sviluppo del pensiero critico per essere cittadini liberi

Cittadini capaci di pensiero critico, consapevoli della loro identità e del loro valore, capaci di esprimere liberamente il loro pensiero consci dei loro doveri e dei loro diritti come condizione indispensabile per una società libera e democratica.

Un modo di intendere il lavoro educativo non come preparazione alla vita adulta, ma innanzitutto come uno strumento capace di mettere i bambini fin dal più tenera età nelle condizioni concrete di sperimentare i modi di vita e di relazione di una società libera e democratica. Un lavoro educativo e formativo che mette al centro i bambini interi con i loro interessi e le loro propensioni.

Interessi e propensioni da cui partire per aiutarli a sviluppare il piacere della fatica per scoprire e capire cose nuove e per crescere integralmente come individui e parti essenziali di un gruppo, di una comunità, di una società.

I bambini al centro

Tutto questo è possibile se si sceglie di partire dai bisogni dei bambini con maggiori difficoltà, con la convinzione che se una scuola funziona bene con loro è sicuramente una buona scuola per tutti. Nei primi anni del secondo dopoguerra erano i bambini orfani, oggi lo sono i bambini con disabilità, anche molto gravi.

I bambini possono scoprire e accedere a valori e concetti sociali, emotivi e cognitivi di grande complessità e sofisticatezza se sono posti in situazioni concrete e a loro misura in cui possano esprimersi e relazionarsi liberamente ed efficacemente sotto la regia di insegnanti ed educatori attenti e professionalmente preparati.

Governare un progetto educativo di qualità

Lavorare al fianco di Margherita Zoebeli oltre che farmi aspirare al lavoro educativo, mi ha insegnato che la condizione essenziale per realizzare e far crescere un progetto come quello del Villaggio richiede un impegno autorevole di governo e regia del progetto educativo e formativo stesso, dove la libertà di insegnamento degli insegnanti e degli educatori si attua portando ognuno il proprio contributo alla definizione e alla realizzazione di un progetto condiviso.

Un governo e una regia che evitano ciò che purtroppo spesso si deve osservare nelle scuole del nostro paese dove, anche sulla base di una malintesa libertà di insegnamento, tale regia sul piano pedagogico è pressoché assente e dove, di fatto, gli insegnanti senza alcun confronto decidono su cosa e su come fare dentro la “propria” classe, creando di fatto una condizione di oggettiva assenza di preoccupazione su quanto ciò sia coerente o meno con il progetto della scuola intesa come plesso, circolo, come sistema, ecc.

Gianfranco Iacobucci

A questo proposito desidero esprimere quanto per me sia stato importante lavorare e collaborare anche con Gianfranco Iacobucci, dal quale ho appreso quanto sia strategicamente e culturalmente rilevante per il mantenimento e lo sviluppo di un complesso progetto educativo e formativo la condivisione del progetto, attraverso un dialogo continuo, con tutti gli attori di una istituzione educativa, oltre, evidentemente all’autorevolezza e all’autorità.

I grandi pedagogisti amici del Ceis

Durante gli oltre 50 anni di lavoro nel Villaggio ho avuto l’opportunità di conoscere i più grandi personaggi della pedagogia nazionale ed internazionale: Raffaele Laporta, Alfred Brauner, Gastone Tassinari, Lamberto Borghi, Francesco De Bartolomeis, Mario Lodi, Idana Pescioli, Giacomo Cives, Nando Filograsso, Michele Pellerey, Clotilde Pontecorvo, Franco Frabboni, Goffredo Fofi, Andrea Canevaro, Giorgio Pecorini (scomparso da pochi giorni l’8 agosto 2020)) e tanti altri. Personaggi che, insieme a quelli che avevano precedentemente collaborato con Margherita Zoebeli, hanno supportato e posto al centro dell’attenzione il Villaggio di Rimini e la sua esperienza. Ma soprattutto hanno messo in luce come sia importante che il lavoro educativo sul campo sia collegato con un pensiero e una ricerca di alto livello, in grado di attivare un atteggiamento di studio e ricerca continua anche negli insegnanti ed educatori impegnati sul campo.

Un atteggiamento di studio e di ricerca che si rafforza e diventa un elemento strutturale se accompagnato da uno scambio continuo di esperienze fra insegnanti ed educatori a livello nazionale e internazionale, così come sostenuto da Celestin Freinet e dai fautori della cooperazione educativa che hanno collaborato con Margherita Zoebeli nei primi decenni di vita del Villaggio.

Riferimenti pedagogici di alto livello, confronto con esperienze di innovazione educativa e scolastica in Italia e nel mondo hanno contribuito a fare del Ceis un punto di riferimento per tutti coloro che volevano operare per il rinnovamento della scuola nel nostro paese. Un esempio è certamente rappresentato dalla nascita delle scuole comunali nelle nostre città e nella nostra regione.

La scuole comunali dell’infanzia

Sono convinto che se il sistema delle scuole comunali nelle città della nostra regione sono considerate esperienze di grande qualità ciò è certamente dovuto al gran lavoro svolto  da chi le ha fatte nascere e di chi ci ha lavorato, ma anche, sia pure in minor parte, per avere potuto fare riferimento all’esempio e alla risorse culturali e pedagogiche di un’esperienza come quella del Ceis.

In particolare con le scuole dell’infanzia comunali del Comune di Rimini e Riccione i cui insegnanti hanno partecipato, nel periodo che va dalla metà degli anni ’70 alla metà degli anni ’80, a numerosi corsi di formazione sulle tematiche della motricità, della ritmica, della musica, dell’espressione grafico-pittorica e tante altre attività condotti da esperti del Ceis italiani ed anche provenienti dalla Francia e dalla Svizzera.

Una collaborazione quella fra Ceis e scuole comunali che è continuata nel tempo in vari modi e che oggi è concretamente testimoniata dalla gestione da parte del Villaggio, tramite apposite gare d’appalto, di alcune sezioni di scuola dell’infanzia comunale e delle attività di sostegno ai bambini disabili nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali della città di Rimini.

Conclusione

Concludendo, nel mio percorso professionale ho avuto la straordinaria opportunità di lavorare nel Villaggio Ceis di Rimini, un contesto che mi ha permesso di crescere professionalmente fino a darmi l’opportunità di diventare professore a contratto all’Università di Bologna e, soprattutto, mi ha consentito di contribuire alla continuità e allo sviluppo di una istituzione e di un’esperienza educativa che, pur dovendo fronteggiare tanti problemi e difficoltà, costituisce ancora oggi una delle realtà educative di più alto livello nel nostro paese e non solo.